Apparenze

Apparenze
che ingannano,
pregiudizi capaci
di devastare
l’animo
con un sol colpo,
maschere di felicità
che cercano di
placare
onde inarrestabili
di dolore,
anche quello
sorto
da una semplice
parola inadeguata,
da un gesto
banale per chiunque,
ma in grado di ferire
più di un proiettile,
più della corrente
di un mare in tempesta,
ché a volte
anche la stella
più luminosa
e più brillante
può nascondere
dentro di sé
un buio intollerabile,
un vicolo stretto
di malinconia
in cui nessuno
può entrare,
in cui nessuno
può intromettersi,
ma che ognuno
deve guardare
da lontano
e rispettare
all’infinito.

Laura Berardi, 3 dicembre 2020

Mai più

Femminicidio, è la Campania regione più violenta | Canale 58 - la TV del  territorio

In questi dieci mesi del 2020, ben 91 donne sono state vittime di femminicidio. Soltanto in Italia. Una ogni tre giorni. Dei numeri che non dovrebbero nemmeno esistere, eppure sono lì, a spiegare quanto ancora oggi la violenza sulle donne sia ancora tanta, quante donne soffrano in silenzio per paura, soprattutto in questo periodo particolare di restrizioni e convivenza forzata, dove si è costretti a limitare tutto, anche una semplice passeggiata o un caffè al bar.
Ma il vero problema è a monte. Perché in questo mondo non dovremmo nemmeno sentir parlare di femminicidio o della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché gli uomini che picchiano e umiliano le donne non dovrebbero stare al mondo e non conoscono né il rispetto né i veri valori della vita. Perché la donna non è un oggetto da utilizzare a proprio piacimento. Non è un fiore da calpestare. Non è una valvola di sfogo. Non è un possesso di qualcuno. Non è un giocattolo da comandare o distruggere.
È una stella che brilla di una luce immensa, di un folgore quasi accecante che splende come non mai. E niente e nessuno può permettersi di spegnere quella luce. Mai più.

Egoismo

Solitamente non mi trattengo dallo scrivere quello che penso, eppure questa volta è diverso. Non ho appositamente pubblicato un articolo per molto tempo ed il motivo è che non volevo lasciarmi sopraffare dalle sensazioni negative, ma soltanto ragionare a mente lucida, senza niente che mi facesse sostenere il mio pensiero in modo sbagliato. A volte è molto meglio fare un bel respiro per non cadere nella trappola delle nostre emozioni, che inconsapevolmente potrebbero giocarci un brutto scherzo.
Questo spazio è nato proprio con l’intento di condividere il mio mondo, portando le persone a conoscere una parte di me, quella più intima e profonda. Perché soltanto con la scrittura riesco davvero ad esprimere me stessa, tirando fuori tutto ciò che non sono in grado di dire ad alta voce. È sempre stato così. Anche quando scrivo una poesia, mi sento immensamente sollevata, come se mi fossi liberata di un peso dal cuore. Ed è anche l’unico momento in cui avverto la mia vita più che mai. È una catarsi, una purificazione dal mondo esterno in cui non mi sono mai ritrovata, dal quale vorrei soltanto fuggire per non tornare mai più, ora più che mai. Una dimensione che sicuramente non sarò mai in grado di comprendere, come ho già scritto in più occasioni. Forse per il mio carattere difficile, forse per le mie condizioni particolari.
In questo periodo tutto è amplificato. È uscita fuori la parte peggiore di noi e la maggior parte della gente non sa nemmeno come comportarsi. E questa è una cosa normale, perché nessuno era preparato ad affrontare una pandemia. Se un anno fa qualcuno avesse detto che il 2020 sarebbe stato così, nessuno gli avrebbe creduto, eppure è accaduto quello che meno ci aspettavamo. Ma se all’inizio abbiamo pensato che ne saremmo usciti migliori, così non è stato.
Più passa il tempo, più la maggior parte delle persone diventa egoista. E più diventa egoista, più muore il rispetto per gli altri. È una catena chiusa, un circolo vizioso dal quale è difficile liberarsi. Perché già prima della pandemia mi sentivo impotente di fronte alla spietatezza del mondo. Ora invece percepisco anche un’immensa rabbia mista ad indifferenza. Può sembrare assurdo, ma è proprio così che mi sento. Da una parte la mia vita che non è cambiata molto dall’inizio della pandemia, dall’altra l’atteggiamento menefreghista e superficiale di certe persone che mi fa esplodere come un vulcano colmo di ceneri. E a volte quelle ceneri sono talmente dense e fitte che non riesco a scorgere nemmeno il lato più umano del mondo.
Perché le innumerevoli lamentele di molti offuscano il vero dolore di altri. Perché alcuni pretendono di conoscere un minuscolo organismo di cui nemmeno i migliori esperti sanno molto, mentre altri hanno anche il coraggio di negarlo. Perché la disperazione legittima di alcuni lascia spesso il posto alla violenza di altri che approfittano della situazione per seminare odio e violenza. Perché è inaccettabile che certi non abbiano nemmeno il buon senso di rispettare gli altri e passino il proprio tempo a lamentarsi di futilità, quando esistono persone che vivono una costante vita di privazioni e deve ogni giorno fare i conti con la realtà, anche in questo periodo devastante. E credetemi, io ne so qualcosa, perché lo vivo sulla continuamente sulla mia pelle e la mia esistenza è sempre stata una lotta continua per dimostrare quello che sono, inducendo ognuno ad andare oltre le apparenze esteriori. E non mi vergogno a dire che il mio carattere non mi aiuta. Forse se avessi più coraggio non mi ritroverei così sola. Ma al di là di me, sono stanca di ascoltare le costanti lamentele di gente sempre pronta a giudicare e a puntare il dito contro tutti. Sono stanca di tanta superficialità. Sono stanca di tanto menefreghismo che non fa altro che peggiorare la situazione. E per quanto la mia opinione non conti nulla e spesso cada anche io nella trappola dell’egoismo, non posso fare a meno di pensare che una piccola parte di questo mondo comprenda che i problemi non interessano soltanto il singolo individuo e che bisogna sempre agire nel bene della collettività, andando oltre gli interessi personali e salvaguardando quelli di cui ci si circonda. Cosa che in pochi fanno, soprattutto in questo momento. E mi dispiace immensamente vedere che alla fine quelli che ne pagano le conseguenze sono spesso coloro che più rispettano gli altri.
Eppure l’egoismo non ha condotto e non condurrà da nessuna parte. Né ora né mai.

Il mondo è così

Quante parole, quante lamentele, quanti problemi nati nella mente dell’essere umano per nascondere i veri drammi della vita. In questo periodo ascolto quotidianamente ogni genere di critica verso qualunque cosa e nei confronti di chiunque. Tutti a giudicare le azioni degli altri e mai nessuno che si faccia qualche domanda in più su se stesso, forse per paura di guardarsi allo specchio e mettersi in discussione. Per carità, è sacrosanto poter esprimere la propria opinione in piena libertà, ma credo che negli ultimi tempi abbia dilagato una confusione generale che non ha fatto altro che peggiorare una situazione già di per sé critica. Ho già detto in altri articoli come la penso sulla prevenzione sanitaria e non sto qui a ripeterlo. Ma sicuramente una cosa che ho capito in questi mesi è che l’essere umano è la creatura che meno si adatta ai cambiamenti. La maggior parte delle persone pensa soltanto al benessere proprio ed è sempre pronta all’attacco. Giudica senza conoscere, senza pensare minimamente alla salvaguardia degli altri, a come sono costretti a vivere alcuni, quelli che davvero non hanno libertà di scelta e sono condannati ad un’esistenza priva di emozioni, anche la più semplice.
I cambiamenti spaventano un po’ tutti, questo è vero. Eppure basterebbe un po’ di buona volontà per comprenderli fino in fondo. Alcuni peggiorano la nostra quotidianità, altri addirittura la migliorano, regalandoci esperienze e sensazioni che non avremmo mai pensato di provare.
Ma ho capito anche che il mondo troverà sempre una ragione per lamentarsi e criticare l’operato altrui. E, nonostante a volte sia impossibile non reagire e non provare un’immensa angoscia, l’unica arma per difendersi è l’indifferenza. Prima mi sorprendevo di tanta superficialità. Mi logoravo (e ammetto che ancora mi logoro, troppo spesso purtroppo) per cercare di capire cosa spinge certe persone a giudicare tutto e tutti. Sto imparando lentamente a non ascoltarli più, perché non vale la pena perdere tempo con chi parla sempre a sproposito. E sopravvivo nel mio piccolo mondo, colmo di amore per la Natura, per i libri, per la scrittura, protetto e custodito dalla costante forza dell’immaginazione. Perché è quest’ultima la mia più grande fonte di vita.

Diamante

In ogni istante,
in ogni momento,
sembriamo
alla ricerca
di qualcosa
di magico,
della pietra
più brillante,
nascosta
in una fitta
e buia
grotta,
colma di paure,
ma ricca di desideri
che scalpitano,
che pulsano
di una vita appagata.
Eppure
più la cerchiamo,
più non la troviamo,
più cresce in noi
un’immensa
insoddisfazione,
a volte giustificata
da ostacoli
insormontabili,
altre volte
alimentata dal nulla
ché non ci accorgiamo
che probabilmente
il diamante
più prezioso
è proprio
dentro di noi.

Laura Berardi, 15 settembre 2020

Willy

Venti minuti. Questo è il tempo dell’interminabile agonia che ha dovuto patire Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di soli 21 anni, per aver cercato di sedare una rissa e di difendere il suo amico da coloro che lo stavano picchiando. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre, a Colleferro, Willy è stato circondato da quattro o cinque persone e pestato con una violenza brutale che non conosce limiti, che va oltre l’inimmaginabile, fino all’ultimo colpo che gli è stato fatale.
Non c’è stato nulla da fare per Willy, un giovane che voleva fare il cuoco e che sognava di giocare nella Roma, di cui era un grandissimo tifoso. Un ragazzo che voleva semplicemente vivere la sua vita. Un ragazzo che ha avuto la sfortuna di imbattersi in esseri che fanno della violenza una ragione di vivere.
Ed è proprio questo che ha ucciso Willy. L’intolleranza verso l’altro, la macabra voglia di supremazia e di dominio, il desiderio di essere a capo di un mondo senza scrupoli, utilizzando ogni strumento, anche i social network. L’odio verso chi, secondo la loro orrida visione, è più ”debole”.
Qui la politica non c’entra nulla. Si tratta soltanto di umanità. Ed è enormemente disumano dividere la società in mere e squallide categorie. Non esistono esseri umani deboli o forti. Esistono unicamente le persone. Siamo tutti delle persone che cercano di vivere la loro vita come meglio possono, sempre nel rispetto degli altri. Sì, perché è proprio il rispetto la base su cui poggia il mondo. Se viene a mancare, ogni equilibrio si spezza e tutto si stravolge. Nel peggiore dei modi, in questo caso.
Chiunque sia stato l’autore di questo abominevole orrore, deve pagare. Perché questi deplorevoli casi non si ripetano più. Perché non si può vivere in un mondo popolato da individui che creano distruzione e odio intorno a loro. Perché la vita di Willy è stata spezzata da un’infinita mole di cattiveria e malvagità. Nulla lo riporterà indietro, ma lui e la sua famiglia meritano giustizia. Ora più che mai.

Menefreghismo o ignoranza?

Mai come quest’anno ho visto emergere la vera natura dell’essere umano. Egoista, superficiale, ma soprattutto incurante degli altri. Per carità, fortunatamente esistono le eccezioni e non sono tutti così, altrimenti il mondo sarebbe un agglomerato di gente dedita soltanto a seguire le mode del momento e a tuffarsi nel consumismo più sfrenato. Ognuno è libero di fare quello che vuole, questo è sacrosanto, ma pensavo che la pandemia avesse fatto riflettere su molti aspetti dell’esistenza e avesse fatto capire quali sono i veri valori di una vita “normale”, invece ho visto la maggior parte delle persone lamentarsi per qualsiasi decisione prendesse il governo e trovare sempre un pretesto per criticare tutto e tutti. È vero, c’è sempre da migliorare. Ma quest’estate si sono raggiunti livelli estremi. Molti si lamentano, pochissimi fanno qualcosa. Qualche settimana fa c’è stata la chiusura delle discoteche e ho potuto costatare che per alcuni è una questione di vita e di morte, come se la loro esistenza dipendesse da un semplice locale, senza considerare che molte persone non hanno mai avuto la libertà di andarci nemmeno da giovanissimi.
Economia a parte, penso che i contagi non sarebbero affatto risaliti se ci fosse stata più oculatezza e prevenzione. Non è molto, se ci pensiamo bene. Basterebbe un po’ di buon senso e attenzione. E meno menefreghismo, perché in una società il rispetto dell’altro è fondamentale.
Eppure, di fronte a quest’estate in cui quasi tutti si sono comportati come se il Coronavirus fosse una pura fantasia dei medici, non posso fare a meno di chiedermi se quest’atteggiamento sia dettato non solo dallo stesso menefreghismo, ma anche da una profonda ignoranza. Non culturale, ma nel vero senso del termine, ossia la non considerazione di tutto ciò che si svolge intorno a sé. Quando si è adolescenti difficilmente si pensa alle conseguenze delle azioni che si compiono. È tutto nuovo e si ha soltanto voglia di scoprire il mondo in ogni sua sfumatura. E più si hanno regole, più si ha il desiderio di trasgredirle. Ma in questo caso non si tratta di regole. Si tratta di semplice prevenzione, che anche un bambino piccolo capirebbe, eppure si preferisce quasi sempre dare la colpa agli altri del proprio comportamento irrispettoso, spogliandosi totalmente di ogni responsabilità.
Insomma, un misto di superficialità, menefreghismo e ignoranza. Un mix che può essere letale per il mondo. Ma in pochi lo capiscono, purtroppo.

Lentamente

Lentamente
la speranza
muore
disidratata
e annientata
dalle atroci malvagità
e dall’immenso
menefreghismo
che sovrasta
questo mondo,
come un velo
di puro egoismo
che devasta
e colora il cielo
di nero,
rendendo buio
ogni elemento,
anche il più luminoso.
Quel velo che
diventa sempre più
ingombrante,
fino a coprire
l’ultimo raggio
di sole.
E soltanto guardando
quello spicchio
splendente rimpicciolirsi
e scomparire nel nulla,
molti umani,
ormai avvolti
nelle tenebre,
si accorgeranno
di quanto
quella luce
fosse essenziale,
come acqua
per un fiore appassito,
e di quanto tempo
hanno sprecato
lamentandosi
di banali futilità,
e forse
saranno consapevoli
della preziosità
di ogni attimo,
di ogni istante,
di una vita intera.

Laura Berardi, 20 agosto 2020

Squilibrio

Spesso mi domando perché la vita sia così buona con alcuni e spietata con altri. È un quesito che mi perseguita da sempre, forse per le circostanze in cui sono costretta a vivere, per tutti i frammenti di puzzle che mi mancheranno sempre. Forse più per semplice constatazione.
A volte mi ci incaponisco, fino a non trovare alcuna risposta soddisfacente. Perché la verità è che non c’è nulla che possa spiegare alcuni eventi della vita. Accadono e basta. E questo vale sia per le cose belle sia per quelle meno belle, soltanto che quasi sempre ci si sofferma sulle brutte esperienze, per il semplice motivo che lasciano una scia di dolore che non se ne va facilmente. Ed è così per tutti. Alcuni di più, altri di meno. Penso che la vita metta a dura prova proprio per imparare. Se non ci fossero gli eventi negativi, si avrebbero meno occasioni per imparare dagli errori o da esperienze traumatiche.
Il problema nasce quando non c’è equilibrio tra eventi positivi e negativi. Quando si vivono situazioni senza via d’uscita, senza alcuna possibilità di fuggire. Quando capita di imbattersi in una circostanza troppo ingombrante e troppo forte da tollerare. C’è chi ci riesce benissimo, chi no. Ma non perché non sia forte o si lasci sopraffare dalla vigliaccheria. Semplicemente non ce la fa. Per quanto si sforzi, non è in grado di superare con leggerezza certe cose. Non è capace di vivere in una società che quasi sempre impone di seguire le mode e in cui la ricerca della perfezione costituisce l’obiettivo principale. Si sente inadeguato pensando alle immense disuguaglianze economiche e sociali che ci sono. Ma soprattutto non riesce a capire come mai certi eventi stravolgono la vita di alcuni, mentre ignora totalmente quella di altri. È e resterà sempre il mistero occulto dell’esistenza, che nessun filosofo potrà mai risolvere.
Tutti sostengono che dovremmo prenderci la vita così come viene, senza guardare gli altri. È assolutamente vero e insindacabile. Ma è altrettanto vero che a volte la vita può essere così spietata da non avere nemmeno la possibilità di reagire e di esprimersi al meglio, di fare ciò che si desidera, anche la cosa più semplice. Ed è questa la cattiveria più grande che una vita possa compiere: annientare la libertà di scelta e chiudere in una gabbia i desideri e i sogni di qualcuno, senza che questi possa avere il diritto di replicare o di fare qualcosa che lo renda felice, perché impossibilitato dalle circostanze avverse che la vita gli ha riservato.

Curiosità

‪Se tutto‬
‪si osservasse‬
‪con gli occhi‬
‪di un fanciullo curioso,
‪il mondo sarebbe‬
‪un raggio di felicità‬
‪in un universo‬
‪d’amore‬
‪e dolce speranza‬
‪capace
di alimentare‬
‪anche un’esistenza‬
‪povera
di emozioni‬,
trafitta
dal dolore‬
‪più spietato
e dalla più brutale
sofferenza.
Eppure
la natura umana
preferisce cresce‬re
‪lasciandosi alle spalle‬
‪i ricordi‬
‪di quell’infinita
curiosità,‬
‪invece di nutrirla‬
‪giorno‬
‪dopo giorno,‬
‪conservando‬
‪la purezza‬
‪dell’animo ‬
‪di un bimbo‬
‪alla scoperta‬
‪di semplici‬
‪meraviglie‬
‪che riempiono‬
‪il suo cuore‬
‪di autentica gioia.‬

Laura Berardi, 27 luglio 2020