Willy

Venti minuti. Questo è il tempo dell’interminabile agonia che ha dovuto patire Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di soli 21 anni, per aver cercato di sedare una rissa e di difendere il suo amico da coloro che lo stavano picchiando. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre, a Colleferro, Willy è stato circondato da quattro o cinque persone e pestato con una violenza brutale che non conosce limiti, che va oltre l’inimmaginabile, fino all’ultimo colpo che gli è stato fatale.
Non c’è stato nulla da fare per Willy, un giovane che voleva fare il cuoco e che sognava di giocare nella Roma, di cui era un grandissimo tifoso. Un ragazzo che voleva semplicemente vivere la sua vita. Un ragazzo che ha avuto la sfortuna di imbattersi in esseri che fanno della violenza una ragione di vivere.
Ed è proprio questo che ha ucciso Willy. L’intolleranza verso l’altro, la macabra voglia di supremazia e di dominio, il desiderio di essere a capo di un mondo senza scrupoli, utilizzando ogni strumento, anche i social network. L’odio verso chi, secondo la loro orrida visione, è più ”debole”.
Qui la politica non c’entra nulla. Si tratta soltanto di umanità. Ed è enormemente disumano dividere la società in mere e squallide categorie. Non esistono esseri umani deboli o forti. Esistono unicamente le persone. Siamo tutti delle persone che cercano di vivere la loro vita come meglio possono, sempre nel rispetto degli altri. Sì, perché è proprio il rispetto la base su cui poggia il mondo. Se viene a mancare, ogni equilibrio si spezza e tutto si stravolge. Nel peggiore dei modi, in questo caso.
Chiunque sia stato l’autore di questo abominevole orrore, deve pagare. Perché questi deplorevoli casi non si ripetano più. Perché non si può vivere in un mondo popolato da individui che creano distruzione e odio intorno a loro. Perché la vita di Willy è stata spezzata da un’infinita mole di cattiveria e malvagità. Nulla lo riporterà indietro, ma lui e la sua famiglia meritano giustizia. Ora più che mai.

Menefreghismo o ignoranza?

Mai come quest’anno ho visto emergere la vera natura dell’essere umano. Egoista, superficiale, ma soprattutto incurante degli altri. Per carità, fortunatamente esistono le eccezioni e non sono tutti così, altrimenti il mondo sarebbe un agglomerato di gente dedita soltanto a seguire le mode del momento e a tuffarsi nel consumismo più sfrenato. Ognuno è libero di fare quello che vuole, questo è sacrosanto, ma pensavo che la pandemia avesse fatto riflettere su molti aspetti dell’esistenza e avesse fatto capire quali sono i veri valori di una vita “normale”, invece ho visto la maggior parte delle persone lamentarsi per qualsiasi decisione prendesse il governo e trovare sempre un pretesto per criticare tutto e tutti. È vero, c’è sempre da migliorare. Ma quest’estate si sono raggiunti livelli estremi. Molti si lamentano, pochissimi fanno qualcosa. Qualche settimana fa c’è stata la chiusura delle discoteche e ho potuto costatare che per alcuni è una questione di vita e di morte, come se la loro esistenza dipendesse da un semplice locale, senza considerare che molte persone non hanno mai avuto la libertà di andarci nemmeno da giovanissimi.
Economia a parte, penso che i contagi non sarebbero affatto risaliti se ci fosse stata più oculatezza e prevenzione. Non è molto, se ci pensiamo bene. Basterebbe un po’ di buon senso e attenzione. E meno menefreghismo, perché in una società il rispetto dell’altro è fondamentale.
Eppure, di fronte a quest’estate in cui quasi tutti si sono comportati come se il Coronavirus fosse una pura fantasia dei medici, non posso fare a meno di chiedermi se quest’atteggiamento sia dettato non solo dallo stesso menefreghismo, ma anche da una profonda ignoranza. Non culturale, ma nel vero senso del termine, ossia la non considerazione di tutto ciò che si svolge intorno a sé. Quando si è adolescenti difficilmente si pensa alle conseguenze delle azioni che si compiono. È tutto nuovo e si ha soltanto voglia di scoprire il mondo in ogni sua sfumatura. E più si hanno regole, più si ha il desiderio di trasgredirle. Ma in questo caso non si tratta di regole. Si tratta di semplice prevenzione, che anche un bambino piccolo capirebbe, eppure si preferisce quasi sempre dare la colpa agli altri del proprio comportamento irrispettoso, spogliandosi totalmente di ogni responsabilità.
Insomma, un misto di superficialità, menefreghismo e ignoranza. Un mix che può essere letale per il mondo. Ma in pochi lo capiscono, purtroppo.

Grazie, Maestro

Ennio Morricone, elogio del genio – Articolo21

Questo 2020 ci ha portato via due grandi maestri, due anime che hanno dedicato la propria vita alla musica. Prima Ezio Bosso, poi Ennio Morricone, che oggi ci ha lasciati all’età di 91 anni. Questa mattina non ci volevo credere quando ho letto la notizia. Per un attimo sono rimasta senza parole, incapace di distinguere la realtà dalla fantasia. Anche per me, che non sono un’intenditrice di musica, è stato un duro colpo. Perché alcuni (come Ezio Bosso ed Ennio Morricone, per l’appunto) non moriranno mai. Resteranno sempre nei nostri ricordi. E anche io nel mio piccolo lo ricorderò sempre. Quando ho visto per la prima volta il film di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema Paradiso (1988), ero ancora al liceo. Una vita fa, insomma. Ricordo che era un film ben fatto, ma il pezzo finale è stato qualcosa di meraviglioso. Sì, perché quella dolce melodia (Love Theme, scritta da Ennio Morricone e dal figlio Andrea, anch’egli compositore) che accompagna la scena con i baci censurati delle pellicole è ancora impressa nella mia mente. Allora non sapevo chi fossero gli autori di quella splendida composizione, ma oggi più che mai rivivo quei momenti e quella stessa musica, capace di farmi scorgere una piccola luce di speranza.

«Io, Ennio Morricone, sono morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati vicini ed anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è solo una ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata non voglio disturbare. Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con Amore le mie sorelle Adriana, Maria e Franca e i loro cari, e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea e Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. Per ultima Maria, ma non ultima. A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A lei il più doloroso Addio»

Questo è il suo necrologio, scritto qualche giorno fa dallo stesso Morricone. Leggendolo, ho rivissuto le stesse emozioni di allora e ho scoperto che non era soltanto un grande compositore, ma anche un uomo eccezionale e allo stesso tempo umile, con un enorme rispetto nei confronti degli altri e un immenso amore verso gli amici e la famiglia.

Grazie, Maestro. La Sua musica sarà immortale, sempre.

Fonte: Il Messaggero, immagine dal web

Fratelli

L’odio genera odio,
la violenza genera violenza.
Un conflitto genera conflitti ancor più grandi.
Noi dobbiamo far fronte alla forza dell’odio
con la forza dell’amore.
Martin Luther King Jr

Qualche giorno fa, a Minneapolis, negli USA, un cittadino afroamericano, George Floyd, è stato fermato dalla polizia ed è morto soffocato. Uno dei poliziotti gli ha poggiato il ginocchio sul collo per fermarlo, nonostante George fosse disarmato. Non ha potuto fare nulla per difendersi, soltanto implorare di lasciarlo perché non respirava più. Ma le sue suppliche non sono servite a niente. Gli altri poliziotti sono rimasti lì, a guardare quella scena, come se stessero assistendo ad un film. Nessuno che ha pensato di intervenire, di fermare il loro collega, che soltanto nelle ultime ore è stato arrestato. Gli altri sono stati semplicemente licenziati.
Dopo questo orribile episodio, si sono scatenate molte rivolte negli Stati Uniti, alcune molto violente. Eppure, proprio come Martin Luther King, io credo che la violenza generi altra violenza, scatenando una reazione a catena difficile da fermare. Le parole sembrano non bastare, ma in realtà possono avere un potere straordinario sull’opinione pubblica. E quelle parole sono fondamentali. Anche se dopo anni di battaglie, di lotte per l’uguaglianza, per l’unità e per la fratellanza, accadono ancora oggi episodi di discriminazione che annientano l’umanità, la disintegrano in una polvere velenosa capace di distruggere ogni cosa. Perché quelle lotte per i diritti non avrebbero nemmeno dovuto esserci. Perché nulla può essere un motivo di discriminazione. Lo stato sociale, il colore della pelle, l’orientamento sessuale, la disabilità. Nessuno ha il diritto di trattare male una persona in base ad una caratteristica fisica o una condizione esistenziale. Per niente al mondo. Soprattutto se si ha il compito di rendere il mondo un luogo più pacifico, lontano dalle guerre, dalla violenza. Chi abusa di questo potere per far del male non è in grado di vivere in una società, di essere in pace con se stesso e con gli altri e utilizza la violenza per riscattarsi, pur sapendo che essa è proprio il fulcro della malvagità. Ed è abominevole che accadano ancora episodi di discriminazione come quello di George.
Fino a quando non capiremo che siamo tutti fratelli e godiamo tutti degli stessi diritti, fino a quando non comprenderemo che siamo semplicemente esseri umani desiderosi di vivere la nostra vita rispettando quella degli altri, il mondo non sarà mai un posto migliore.

Essere se stessi

Forse è per il mio vissuto. Forse è per la condizione che mi trovo a vivere ogni giorno da quando ero piccola. Forse è per il mio carattere. Sta di fatto che mi sono sempre sentita diversa dagli altri, non solo fisicamente, ma soprattutto moralmente. In qualunque posto mi trovi, vorrei essere altrove, perché non riesco a trovare la mia dimensione nel mondo. E più vado avanti con gli anni, più mi accorgo di essere serena soltanto nella mia solitudine o con poche altre persone che non mi fanno sentire a disagio. Con il resto del mondo percepisco proprio di non esserne capace. È come se il mio corpo fosse immerso in una bolla di sapone, osservando il mondo dall’esterno. Mi sento di un altro pianeta, sento il mio cervello andare da tutt’altra parte rispetto alla massa, soprattutto in questo periodo, dove dopo le importanti restrizioni imposte dal Coronavirus la gente sembra lottare fino all’ultimo sangue pur di riappropriarsi della propria “normalità” e spiattellarla sui vari Social Network. Ho già parlato a lungo di questa convenzione sociale, dicendo che per me non esiste ed è soltanto un modo per adeguarsi. E credo che la penserò sempre così. E lo stesso discorso vale per l’apparenza. Io stessa ci cado ogni giorno, ma in questi ultimi tempi ho imparato a non nascondermi più.
Molti preferiscono agire come gli altri per sentirsi accettati. Personalmente non sono affatto una persona coraggiosa. Anzi, tendo a fuggire davanti alle difficoltà e a volte il giudizio degli altri e la paura di star male mi bloccano. Ma posso dire di non aver quasi mai seguito la massa, perché mi sembra assurdo che per essere inclusi nella società bisogna adeguarsi a determinate consuetudini, per esempio andare a ballare tutti i weekend oppure recarsi a bere in un locale, altrimenti si è considerati diversi. Penso che sia proprio questo il cancro della società, la paura di essere se stessi. Forse è proprio da qui che nasce la mia inadeguatezza. Non mi accontento della compagnia del primo che capita, ma scelgo chi mi fa stare bene.
Senza sotterfugi, senza alcuna regola, perché in qualsiasi rapporto la cosa più importante è il RISPETTO dell’altra persona, non delle convenzioni sociali.

Mamma

Quasi sicuramente non lo diventerò mai. Per via delle circostanze, per questioni di scelte di vita. Perché una mamma è una persona forte, tenace, ha una forma di coraggio che nemmeno il più forte dei combattenti possiede, protegge i propri figli anche a costo di morire, li ama dal primo giorno, li accudisce. Queste caratteristiche non mi appartengono e molto probabilmente non mi apparterranno mai. Eppure, anche se non affronterò l’esperienza di diventare genitore, nel complesso posso ritenermi molto fortunata. Sì, perché mia madre è l’unica che non mi ha mai lasciata sola, che non mi ha mai voltato le spalle, che ha sempre anteposto il bene di noi figli al proprio. Non la ringrazierò mai abbastanza per tutti sacrifici che ha fatto per me, per l’amore che continua a dimostrarmi ogni giorno, per la persona che mi ha fatto diventare oggi. Perché è soltanto grazie a lei se nonostante le difficoltà ho potuto raggiungere dei piccoli traguardi. Non ce l’avrei mai fatta senza di lei. E ogni giorno che condividiamo qualcosa in più ci fa capire quanto sia forte il nostro legame. Con lei mi sento protetta, amata, rispettata, perché in fondo la figura della mamma è proprio la vita. Con una madre ci si litiga, ci si può scontrare, ma lei ci sarà sempre. Ed è questo a rendere le mamme così speciali.
La Festa della Mamma è ogni giorno, anche se oggi ce lo ricordiamo un po’ di più per via della ricorrenza. E allora auguri a tutte le mamme. Alle mamme che non ci sono più. Alle mamme che hanno i figli lontani e a quelle che lo sono diventate da poco o lo diventeranno presto. Alle mamme che vorrebbero diventarlo e a quelle che non hanno potuto. Alle mamme che crescono i propri figli senza l’aiuto di nessuno e a quelle che hanno adottato dei bambini e li hanno cresciuti proprio come se fossero loro figli. E auguri anche alla mamma di Silvia Romano: oggi finalmente ha potuto riabbracciare la propria figlia dopo un anno e mezzo di agonia. Non avrebbe potuto ricevere regalo più bello.

Buona Festa della Mamma!

Rispettiamo il nostro Pianeta

Sorrento (21)

Ho scattato questa foto un paio di mesi fa, quando sono andata per un weekend a Sorrento e si poteva ancora godere dei paesaggi mozzafiato senza la paura di uscire di casa. Ricordo ancora l’attimo in cui mi sono ritrovata davanti a questa bellissima vista: per qualche minuto non ho proferito parola, semplicemente perché non ci sono termini abbastanza eloquenti per descrivere queste meraviglie. Ti riempiono di gioia e basta. Come già avrete intuito, la natura rappresenta per me un’ancora di salvezza, una delle poche risorse a rendere ancora il mondo un posto in cui vale la pena vivere. Già, perché soltanto guardare il cielo, il mare, le montagne, i loro colori e le loro sfumature mi fa stare meglio, perché osservare qualsiasi animale, sentire il canto degli uccellini, ascoltare i suoni che la natura compone elimina ogni dubbio, ogni insicurezza, ogni dispiacere.
Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, e mai come in questo periodo storico l’abbiamo vista così rigogliosa, così splendente (ho scritto anche una poesia in proposito dedicata allo scrittore Luis Sepúlveda, che potete trovare qui). Da sempre l’essere umano pensa di poter essere il padrone di questo Pianeta sfruttandolo a proprio piacimento, ma in realtà non è affatto così. Dovremmo ringraziarlo ogni giorno perché ci offre tutto. La Terra è indispensabile per permetterci di vivere ed esistere. Senza di Lei noi non saremmo qui. Noi non siamo indispensabili. Ne facciamo parte, questo è vero, ma esattamente come tutti gli altri animali, i fiori, le piante, gli alberi e tutte le meraviglie che ospita questo meraviglioso Pianeta, che certe volte dimentichiamo di rispettare, come se fosse una cosa da niente. Tendiamo all’egoismo, al menefreghismo, non ci interessiamo minimamente dei danni che abbiamo recato e continuiamo a recare. È triste vedere persone che non credono al fatto che la plastica stia invadendo gli oceani e distruggendo l’ecosistema marino, che il cambiamento climatico non esista e sia soltanto una bufala, che senza l’uomo la Terra sarebbe morta, quando in realtà noi siamo soltanto minuscole entità in un mondo popolato da miliardi di organismi viventi.
Ricordiamoci che nulla ci appartiene in questo mondo, nemmeno il più piccolo elemento. Non diamo mai niente per scontato, perché la Terra può essere splendida, ma anche immensamente brutale.

Il problema è la “normalità”

Covid-19, non torniamo alla normalità. La normalità è il problema ...

Ho trovato per caso questa immagine sul web che mi ha fatto riflettere molto. In questo periodo abbiamo trovato il tempo per pensare un po’ a noi stessi, alla strana condizione in cui ci siamo venuti a trovare e che fino a tre mesi fa sembrava impossibile che ci capitasse.
E si è parlato anche tanto del concetto di “normalità”. Ora, premesso che io non sono una psicologa e che forse io sono l’ultima persona al mondo che può disquisire di questo termine (perché io non l’ho mai vissuta nel vero senso della parola), vorrei comunque esprimere la mia opinione in merito. Ho sempre pensato che la normalità fosse soltanto una convenzione sociale dietro cui nasconderci e celare il nostro io. Non lo facciamo di proposito, ma se esaminassimo tutti gli esseri umani, capiremmo che nessuno è normale, semplicemente perché la normalità non esiste e non esisterà mai. Viviamo in una società in cui l’apparenza è diventata un elemento essenziale della nostra vita. Eppure ognuno di noi dovrebbe avere la libertà di esprimersi come vuole, ovviamente sempre nel rispetto degli altri.
Fin da piccoli veniamo educati rigorosamente per poter costruire la nostra identità sociale, e questo va bene. Il problema è quando ci lasciamo condizionare dalle convenzioni sociali e dal giudizio altrui. Mi viene in mente per esempio il tema del matrimonio e dei figli. Una persona che desidera stare da sola è ritenuta asociale e incapace di stare al mondo. Una coppia che non vuole sposarsi viene reputata superficiale e poco incline all’impegno. Al contrario una coppia sposata senza figli viene considerata egoista.
Come vedete, ci sarà sempre qualcuno che criticherà le nostre scelte e il nostro modo di essere, ma non dobbiamo cadere nell’errore di faci condizionare. Se stiamo bene con noi stessi e rispettiamo il senso civico e gli altri, per quale motivo dovremmo inseguire un’ideale che non esiste? Piuttosto impariamo a confrontarci con le persone per avere l’opportunità di arricchirci e di scoprire cose che non avremmo mai pensato potessero davvero esistere.
Ognuno può dare il proprio contributo sociale nel modo che ritiene più appropriato. In fondo la bellezza del mondo risiede proprio nella diversità ed è proprio quest’ultima che ci rende unici.

Immagine dal web

Stanca

Sono terribilmente stanca. Stanca che ci siano ancora individui privi di sensibilità. Stanca dei pregiudizi. Stanca delle stupide etichette sociali. Stanca che nel 2020 si utilizzi la politica per sputare veleno su chi la pensa diversamente.

Ognuno di noi ha un piccolo mondo dentro, in cui navigano segreti, paure, emozioni e sensazioni uniche che non proverà mai nessun altro. Ho sempre pensato che ogni dolore ha un proprio vissuto, una propria identità, un proprio essere: in breve, è estremamente personale. Per questo mi sorprendo ancora quando la gente si permette di giudicare la vita altrui, senza conoscere nulla di quella persona o di una determinata situazione.

Questo ha fatto così, quello è poco carino, l’altro non veste alla moda, quell’altro ancora cammina male. Non dovremmo etichettare nessuno per una loro caratteristica fisica o comportamentale, perché ogni essere vivente ha un proprio vissuto e le proprie esperienze. Definire una persona in base al colore della pelle, all’estrazione sociale, ad una particolarità fisica o mentale o alla disabilità costituisce una mancanza di rispetto e civiltà, oltre che una grande immoralità. Siamo semplicemente delle persone nate per dare un contributo all’umanità, chi di più, chi di meno.

E non importa in quale religione credi, se sei nero, bianco, giallo o di qualsiasi altro colore, se ti piacciono gli uomini o le donne, se hai una disabilità intellettiva o motoria o se sei dislessico o disgrafico. Sei semplicemente tu, con ogni difetto o pregio. E non devi cambiare perché te lo dicono gli altri. Migliorati sempre, ma soltanto per te stesso, perché alla fine sarai unicamente tu la tua vittoria più grande.

Natura

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Positano (NA), scatto del 6 dicembre 2019

Ascolta,
osserva,
guardati intorno
e ti accorgerai
di quanto sia meraviglioso
questo pianeta.
Non maltrattarlo mai,
ma assapora ogni suo dettaglio,
ogni sua sfumatura,
perché è il regalo più bello
che la natura possa farti.

Laura Berardi, 14 dicembre 2019