Dov’è finito il rispetto?

Ieri ho trascorso tutto il pomeriggio a guardare la diretta della crisi di governo. Piccola premessa: non m’intendo assolutamente di politica, non rientra nei miei interessi. Forse proprio per questo ho voluto guardarlo, per cercare di capire come funziona questo sistema, che tanto mi è sconosciuto.
Sicuramente ho compreso una sacrosanta verità: almeno per il momento, non entrerei a far parte di quel mondo nemmeno se mi dessero uno stipendio di un miliardo di euro al giorno. Non riuscirei mai a nascondere me stessa, a seguire la massa, ad applaudire una persona solo perché è del mio stesso partito e non perché sta dicendo cose per me sensate, ad inveire con violenza contro l’altro. Ieri pomeriggio ho visto questo: fazioni contrapposte che si insultavano a vicenda e rinfacciavano all’ormai ex Presidente del Consiglio di non essere riuscito a portare avanti un governo, durato soltanto quattordici mesi. Non ho visto nessuno preoccuparsi del popolo italiano, della crisi economica e lavorativa che ci attanaglia da molti anni. Tutti invocavano le elezioni, non per onor di democrazia, non perché deve essere la popolazione a decidere chi governerà questo Paese, ma soltanto per proprio interesse, perché pensano che noi siamo dei burattini privi di personalità che seguono il leader del momento solo per uniformarsi agli altri. Io ho percepito questo, poi può darsi che mi sbaglia: forse il mio cinismo non mi fa vedere oltre. Ma ieri ho visto una mancanza di rispetto ed educazione da parte di tutti. Dov’è finito il rispetto per l’altro, dove sono finite le buone maniere? Per non parlare delle citazioni religiose: io sono atea, quindi non mi dovrei sentire chiamata in causa, eppure mi danno enormemente fastidio, perché mancano di rispetto ai fedeli. Citano il Vangelo, pregano la Madonna o Gesù Cristo, poi però non perdono tempo ad infangare l’altro, solo perché è di un altro partito o unicamente per mettersi in mostra.
So che ho scritto cose scontate, ma non potevo stare in silenzio di fronte allo scempio a cui abbiamo assistito ieri pomeriggio. Perché, almeno per me, il rispetto è il fondamento della vita e bisognerebbe portarlo sempre e comunque.

Giustizia inesistente

Insufficienza di prove, tutti assolti. Questa è la giustizia italiana. Ieri Stefano Cucchi è stato annientato, torturato nuovamente dal sistema legislativo.

“E’ stato ucciso dalla droga”, affermano gli accusati. Eppure Stefano portava i segni delle percosse, era deperito, non aveva alcuna forza. Il 22 ottobre 2009 lasciava la sua famiglia in un totale sconforto, nell’incertezza assoluta della sua morte. Ieri ha ricevuto un’altra violenza, un’ingiustizia atroce. Quei lividi, quegli ematomi, quei segni sotto gli occhi sono la prova di ogni tortura subita, di ogni dolore, di ogni ferita. I giudici non se ne sono accorti, oppure sono anch’essi soggetti ad una legislazione corrotta, ad una mafia infinita, ad un sistema che annienta i deboli.

Ora la famiglia chiede giustizia, quella VERA, tutti le siamo vicini, nessuno può accettare una sentenza priva di ogni fondamento, di ogni verità. In Italia dobbiamo combattere, difenderci quotidianamente dai pregiudizi, dagli insulti, da uno Stato in cui la brutalità domina, impera. Come possiamo trovare il coraggio di cambiare, di lottare contro le ingiustizie, le violenze? Da dove ricaviamo una forza collettiva, uno spirito d’unione, se chi ci “guida” pensa soltanto al proprio benessere economico e non si cura nemmeno delle esigenze dei lavoratori? L’Italia è un Paese MALATO.