Il mondo è così

Quante parole, quante lamentele, quanti problemi nati nella mente dell’essere umano per nascondere i veri drammi della vita. In questo periodo ascolto quotidianamente ogni genere di critica verso qualunque cosa e nei confronti di chiunque. Tutti a giudicare le azioni degli altri e mai nessuno che si faccia qualche domanda in più su se stesso, forse per paura di guardarsi allo specchio e mettersi in discussione. Per carità, è sacrosanto poter esprimere la propria opinione in piena libertà, ma credo che negli ultimi tempi abbia dilagato una confusione generale che non ha fatto altro che peggiorare una situazione già di per sé critica. Ho già detto in altri articoli come la penso sulla prevenzione sanitaria e non sto qui a ripeterlo. Ma sicuramente una cosa che ho capito in questi mesi è che l’essere umano è la creatura che meno si adatta ai cambiamenti. La maggior parte delle persone pensa soltanto al benessere proprio ed è sempre pronta all’attacco. Giudica senza conoscere, senza pensare minimamente alla salvaguardia degli altri, a come sono costretti a vivere alcuni, quelli che davvero non hanno libertà di scelta e sono condannati ad un’esistenza priva di emozioni, anche la più semplice.
I cambiamenti spaventano un po’ tutti, questo è vero. Eppure basterebbe un po’ di buona volontà per comprenderli fino in fondo. Alcuni peggiorano la nostra quotidianità, altri addirittura la migliorano, regalandoci esperienze e sensazioni che non avremmo mai pensato di provare.
Ma ho capito anche che il mondo troverà sempre una ragione per lamentarsi e criticare l’operato altrui. E, nonostante a volte sia impossibile non reagire e non provare un’immensa angoscia, l’unica arma per difendersi è l’indifferenza. Prima mi sorprendevo di tanta superficialità. Mi logoravo (e ammetto che ancora mi logoro, troppo spesso purtroppo) per cercare di capire cosa spinge certe persone a giudicare tutto e tutti. Sto imparando lentamente a non ascoltarli più, perché non vale la pena perdere tempo con chi parla sempre a sproposito. E sopravvivo nel mio piccolo mondo, colmo di amore per la Natura, per i libri, per la scrittura, protetto e custodito dalla costante forza dell’immaginazione. Perché è quest’ultima la mia più grande fonte di vita.

Menefreghismo o ignoranza?

Mai come quest’anno ho visto emergere la vera natura dell’essere umano. Egoista, superficiale, ma soprattutto incurante degli altri. Per carità, fortunatamente esistono le eccezioni e non sono tutti così, altrimenti il mondo sarebbe un agglomerato di gente dedita soltanto a seguire le mode del momento e a tuffarsi nel consumismo più sfrenato. Ognuno è libero di fare quello che vuole, questo è sacrosanto, ma pensavo che la pandemia avesse fatto riflettere su molti aspetti dell’esistenza e avesse fatto capire quali sono i veri valori di una vita “normale”, invece ho visto la maggior parte delle persone lamentarsi per qualsiasi decisione prendesse il governo e trovare sempre un pretesto per criticare tutto e tutti. È vero, c’è sempre da migliorare. Ma quest’estate si sono raggiunti livelli estremi. Molti si lamentano, pochissimi fanno qualcosa. Qualche settimana fa c’è stata la chiusura delle discoteche e ho potuto costatare che per alcuni è una questione di vita e di morte, come se la loro esistenza dipendesse da un semplice locale, senza considerare che molte persone non hanno mai avuto la libertà di andarci nemmeno da giovanissimi.
Economia a parte, penso che i contagi non sarebbero affatto risaliti se ci fosse stata più oculatezza e prevenzione. Non è molto, se ci pensiamo bene. Basterebbe un po’ di buon senso e attenzione. E meno menefreghismo, perché in una società il rispetto dell’altro è fondamentale.
Eppure, di fronte a quest’estate in cui quasi tutti si sono comportati come se il Coronavirus fosse una pura fantasia dei medici, non posso fare a meno di chiedermi se quest’atteggiamento sia dettato non solo dallo stesso menefreghismo, ma anche da una profonda ignoranza. Non culturale, ma nel vero senso del termine, ossia la non considerazione di tutto ciò che si svolge intorno a sé. Quando si è adolescenti difficilmente si pensa alle conseguenze delle azioni che si compiono. È tutto nuovo e si ha soltanto voglia di scoprire il mondo in ogni sua sfumatura. E più si hanno regole, più si ha il desiderio di trasgredirle. Ma in questo caso non si tratta di regole. Si tratta di semplice prevenzione, che anche un bambino piccolo capirebbe, eppure si preferisce quasi sempre dare la colpa agli altri del proprio comportamento irrispettoso, spogliandosi totalmente di ogni responsabilità.
Insomma, un misto di superficialità, menefreghismo e ignoranza. Un mix che può essere letale per il mondo. Ma in pochi lo capiscono, purtroppo.

Sopravvivere

Pensavo che questa pandemia ci avrebbe cambiati. Non dico migliorati, perché il termine “migliore” è troppo soggettivo e ognuno osserva il mondo dai propri occhi e dalle proprie prospettive. Ma immaginavo che dopo questo strano periodo avremmo riflettuto di più sulle priorità della vita e imparato a distinguere ciò che è davvero importante, ciò che ci fa vivere e ci spinge ad andare avanti ogni giorno. Ed effettivamente qualcuno lo ha fatto, perché magari ha vissuto la malattia sulla propria pelle o su quella dei propri cari o semplicemente perché ha provato empatia e si è accorto dell’importanza dei veri valori. Molti invece sono rimasti sempre gli stessi nonostante la malattia. Altri sembrano addirittura peggiorati e in questi mesi hanno tirato fuori il lato più meschino della loro personalità.
Per quanto mi riguarda, io non sono cambiata granché, forse perché fin da piccola ho vissuto diverse esperienze che mi hanno segnata, lasciando un solco profondo e delle cicatrici indelebili che mi hanno fatto aprire gli occhi, che mi hanno resa forse troppo forte e poco tenera nei confronti della società, del mondo in cui viviamo. Perché questo è un mondo in cui regnano la violenza, gli interessi, l’egoismo e la brutalità, come quella di chi qualche giorno fa ha dato ad un’elefantessa incinta un ananas pieno di petardi, soltanto per il gusto di farla soffrire e morire in un dolore infernale. Perché, nella maggioranza dei casi, se si ha un problema evidente si viene relegati ai margini della società. Perché se non si ha il coraggio di lottare per i propri diritti non si andrà mai da nessuna parte e si resterà sempre dove gli altri vogliono che si rimane. Ecco, io sono quasi sicura che non troverò mai quel coraggio, quel desiderio di cambiare, perché questo mondo non riesce a far parte di me e io non riesco ad essere parte di esso. È più forte di me. Soprattutto quando ascolto certe notizie che uccidono definitivamente la mia speranza nel genere umano, in un mondo privo di qualsiasi violenza e discriminazione. E allora sopravvivo, come fanno quasi tutti in questa società. L’ho sempre fatto, anche durante la quarantena. Per me non è cambiato nulla. Stavo a casa prima e sto ancora a casa, alla ricerca di qualcosa a cui appigliarmi, di qualcosa che mi faccia sentire ancora viva. Perché, per quanto possa essere crudele, c’è sempre un motivo per amare la vita, e il primo siamo sicuramente noi stessi.

Ezio Bosso, la Musica che sorride

Morto il compositore Ezio Bosso, con la sua musica e la sua storia ...

Per me la morte non esiste, è una parte della vita.

Ezio Bosso

Alla fine non ce l’ha fatta. La scorsa notte è venuto a mancare il grande Maestro Ezio Bosso, direttore d’orchestra, compositore e pianista malato di cancro e affetto dal 2011 da una patologia autoimmune degenerativa simile alla SLA. Eppure ho la sensazione che non se ne andrà mai veramente. Perché, nonostante tutte le sofferenze che ha patito, riusciva sempre a regalare un sorriso, a trasmettere il suo amore viscerale per la musica, la sua fonte di vita. Lui stesso sosteneva: “La musica è una necessità: è come respirare”.
Ed Ezio Bosso era la Musica, viveva per la sua melodia, per le sue note, per le sue composizioni. E vive ancora per Lei. Vive in Lei, che l’ha salvato almeno in parte dall’atroce consapevolezza di non poter fare nulla per curare i brutti mali che l’avevano colpito.
All’inizio di questa pandemia, durante l’ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera, aveva affermato di essersi fermato per motivi ben peggiori: era strano essere confinato in casa per qualcosa di esterno alla sua malattia e sperava di scoprire la Dodicesima Stanza, sinonimo di libertà. Proprio come il titolo di un suo vecchio album.
E aveva anche sostenuto che la prima cosa che avrebbe fatto dopo la quarantena è mettersi al sole e la seconda abbracciare un albero. E finalmente ora lo potrà fare. Perché lui è la Musica che sorride. Lui è il compositore di note colme di speranza. Lui è il sole che abbraccia e illumina gli alberi di vita.

Grazie, Maestro.

Il lavoro è un diritto

Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori. Un tema delicato, soprattutto in questo periodo dove troppe persone hanno subito le conseguenze della pandemia da Coronavirus: c’è chi ha sacrificato addirittura la propria vita per dare assistenza ai malati, c’è chi lavora assiduamente per continuare a garantire i servizi. Purtroppo a questi si aggiungono anche coloro che hanno perso la propria occupazione e ora si ritrovano a dover combattere per ottenere un posto di lavoro.
In Italia la situazione era precaria anche prima della pandemia, ora si è ulteriormente inabissata. Sì, perché questo virus non guarda in faccia a niente e nessuno. Provoca morte, dolore, disagio psicologico ed economico, senza mostrare alcuna pietà. Ed è proprio questo che ci ha distrutto. Il fatto di non poter far nulla, saltanto prendere delle precauzioni per contenerlo. Non ci sono ancora delle cure, non c’è ancora un vaccino. Quando arriveranno sarà grazie al lavoro di ricercatori precari che stanno dando l’anima per poter trovare dei farmaci efficaci. Sarà grazie a loro che torneremo liberi di stare insieme, di poter tornare finalmente alla tranquillità di una cena in compagnia senza preoccuparci di indossare guanti, mascherine e quant’altro.
Ho fatto quest’esempio per esprimere un concetto a me molto caro: il 
lavoro è una parte importante della vita, non deve ledere la dignità di nessuno e deve essere operato nel rispetto di tutti. È vergognoso che nel 2020 ci siano ancora lavoratori sfruttati o sottopagati oppure condizioni di sicurezza non idonee, che provocano ogni anno molti infortuni gravi e malattie professionali e numerosi decessi. Ma soprattutto è inaccettabile che troppe persone si trovino ancora senza un’occupazione, nonostante magari abbiano tutte le capacità e tutti i requisiti per svolgerla.

Il lavoro è un diritto di tutti. Non dimentichiamocelo. Mai.